LA STORIA DEL PALERMO. DALLE ORIGINI AD OGGI.

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Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - RADICI ED ALI. Troppa confusione, sulle origini del PALERMO. L'acquisizione da parte della fin qui fumosa GLOBAL FUTURES ha portato pure la nebbia, da Londra. Facciamo chiarezza. Innanzitutto, IL PALERMO non è stato fondato dagli inglesi. Ignazio Majo Pagano non è il Kilpin del Milan. Era PALERMITANO. Scopre il Football a Portsmouth e lo importa in Sicilia. Torna a Palermo nell'Agosto 1900 e dopo tre mesi fonda il club. Ovviamente anche la denominazione ANGLO-PALERMITAN ATHLETIC AND FOOT-BALL CLUB può trarre in inganno come la presenza nella squadra di veri e propri britannici. Lo statuto riporta la data 01/11/1900. NON 1898, come ancora oggi taluni credono. Inoltre la famiglia Whitaker ha solamente messo a disposizione della squadra il campo Notarbartolo che vediamo nella foto. Non figurano loro membri negli organigrammi societari. Riguardo i colori del neonato sodalizio, sappiamo del ROSSOBLU. Ma non erano le maglie del PORTSMOUTH FC. Una visita al sito http://www.historicalkits.co.uk/Portsmouth/Portsmouth.htm può essere utile. Come vedete, quando Pagano vede i 'Pompeys' giocare, hanno la MAGLIA ROSA salmonato, ispirata ai colori dei tram cittadini. Nel 1909 passano ad un anonimo bianco, senza spiegazioni. Due anni prima, IL PALERMO diviene ROSANERO. Il BLU sulla maglia dei portuali inglesi compare nel 1912. Il ROSSO solo nei calzettoni e addirittura nel 1947. Nella foto da me colorata, Pagano indossa una camicia di seta, berretto e stivali da caccia. Rientrato da Portsmouth, sceglie i giocatori e insegna i rudimenti del gioco facendo l'arbitro. Il pallone proviene dall'Inghilterra (chissà quanti ne aveva portati con sé). Come le maglie, la cui origine rimarrà per sempre un mistero. Il BLU dei giocatori in allenamento è scelto dal sottoscritto, ma richiama la maglia che nella foto del 1900 indossa un solo giocatore: BIANCOBLU. Per concludere, rimane un alone misterioso. Perché non dobbiamo dimenticare la famosa lettera di Airoldi che suggerisce il cambio cromatico: ROSA per la vittoria e NERO per la sconfitta. IL DOLCE e L'AMARO per i risultati alterni. ROSA, come le maglie del Portsmouth delle origini. In sintesi, subentra anche IL GIALLO. Inoltre, approfondendo si scopre che gli inglesi navigano in cattive acque, rischiando l'iscrizione al campionato. Pagano torna oltremanica: è una toccata e fuga. Per il club inglese una boccata d'ossigeno: si risana e abbandona il rosa (poi affonderà nuovamente). La nebbia torna fitta. Poi si dirada e spuntano prima un pallone, poi delle ALI. Ed ecco IL PALERMO con cui oggi ci identifichiamo. MAGLIA ROSA, CALZONCINI NERI, CALZETTONI NERI E BORDI ROSA CON INFINITE VARIANTI. BIANCO IL TERZO COLORE. L'AQUILA IL SUO SIMBOLO. LA NOSTRA STORIA, LE NOSTRE ORIGINI: non si possono inventare. Esiste uno statuto. Ci sono delle date chiare. Il resto, lo possiamo solo immaginare. Perché IL CALCIO è POESIA. Ma è anche una FAVOLA. Article by Dario Romano - Football History Administrator.

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - Palermo Foot-Ball Club 1909. Lipton Challenge Cup Final: Naples FBC - Palermo FBC - 4 - 2.

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - Palermo FOOT-BALL CLUB 1911. LIPTON CHALLENGE CUP FINAL: Naples FBC - Palermo FBC - 3 - 2. #football #soccer #calcio #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uscittadipalermo #uspalermo #palermofbc #rosanero #liptonchallengecup #liptoncup #serieb #seriebkt

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - CARLO RADICE, 'IL VICHINGO' (Monza, 16/12/1907 - Monza, ...). Al Palermo dal 1929 al 1933. 84 presenze, 64 goals. 4 stagioni in rosanero (poi una presenza nel '34 / '35). E' stato a lungo il cannoniere rosanero in ogni categoria di tutti i tempi fin quando Fabrizio Miccoli lo ha superato 79 anni dopo. Chiuse la carriera nel '36 al Gruppo Sportivo Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck. Il primo vero lungagnone della storia rosanero con le sue realizzazioni ci porta nella serie cadetta e poi in Serie A. Capocannoniere della B, pagò a caro prezzo una relazione extraconiugale che sancì il suo abbandono di Palermo. Tornò per un solo match: tanto per capire che non era più aria.

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - Čestmír 'Cesto' Vycpálek - Nazionalità cecoslovacca. 5 stagioni al Palermo, arrivò in rosa nel 1947 dalla Juventus, per rimanerci fino al 1952. Finita la carriera al Parma, da allenatore guidò sia i rosanero che i bianconeri (due scudetti, in finale di Coppa dei Campioni e Intercontinentale). Si trasferì definitivamente a Palermo, nell'amata Mondello, dove lo raggiunse il nipote Zdeněk Zeman. Non era raro incontrarlo a Valdesi, la sua casa adottiva. Centrocampista di ruolo, per 'Cesto' 143 presenze e 28 reti. La foto lo ritrae in acrobazia, alla 'Favorita'. Maglia rosa con colletto a 'V' nero, polsini neri, calzoncini neri, calzettoni neri con cerchio rosa.

L'IMPORTANZA DI ESSERE ROSANERO. Aprile 1981. Un ragazzino gioca con il telecomando: pochi canali, tra non molto lo chiameranno zapping. Si imbatte in uno studio spoglio ma colorato dalle sciarpe degli astanti: saranno una decina, seduti e bardati ROSANERO. Il conduttore è in ansia poiché è saltato il collegamento. Poi appare una schermata nera con la scritta bianco tremolante: PISA - PALERMO - 1 - 1. Si esulta come una vittoria in zona Cesarini. Perché IL PALERMO non sta vincendo ma ha fatto goal fuori casa: una rarità, spiegano dalla diretta. Due giorni dopo finalmente la differita: maglie ROSA, pantaloncini NERI e calzettoni BIANCHI che fanno spiccare il movimento delle gambe dei giocatori. Si muovono al piccolo trotto, come intimorite: i nerazzurri invece corrono come matti ed è un assedio. Sembrano dei maialini destinati al macello, i giocatori che rappresentano la mia città. E mi viene la voglia irrefrenabile di correre da loro per incitarli, maledizione. E così la FAVORITA sarà la mia seconda casa, il mio teatro dei sogni. Scoprirò che noi abbiamo il sole e loro la nebbia, che uno stadio può ribollire come un catino e farti battere forte il CUORE battendo tutti le mani all'unisono e urlando, saltando come un forsennato, CHI NON SALTA È CATANESE. Era la mia piccola guerra: altro che soldatini di plastica. Un colore ben definito contro tutti gli altri colori: il colore di una città multicolore avvolta dal NERO di una cronaca NERA. E ti sentivi come una piccolo DAVIDE che prova ad abbattere i tanti GOLIA. Le settimane scandite da vittorie e sconfitte, le interrogazioni a scuola e le partite di calcio condizionate dall'esito domenicale. Rendevo meglio, quando IL PALERMO VINCEVA, peggio quando PERDEVA. E ci si preparava per la prossima battaglia: l'arena che incita i gladiatori rovesciando l'ordinario per uno spettacolo straordinario. Alla FAVORITA erano gli altri a farsela sotto: si sentivano all'inferno perché quella era una bolgia. Io, dentro uno stadio e tutto il mondo fuori. Dove juventini e interisti litigavano senza avere la minima idea di che cosa stessero perdendo. Gli importava solo la classifica ed il conto degli scudetti: chi è MUMO ORSI, chi è MARIOLINO CORSO? NON LO SAPEVANO, mentre io sapevo chi era stato BRONÉE e conoscevo le gesta di VERNAZZA. E non grazie a GOOGLE. È questo il SENSO DI APPARTENENZA. Ti può colpire grazie ad un telecomando, può scaturire dall'orgoglio di un cittadino o per immacolata concezione. Porta sofferenza ma anche esaltazione, fino all'orgasmo che ripaga del tutto. Lo provi ogni volta che il pallone entra in porta. Un TARDELLI col ROSANERO addosso e l'urlo di MONASTRA che ti accompagnerà, PER SEMPRE. Article & photo colored by Dario Romano - Football History Administrator. Nella foto, VITTORIO MASCI. 81 presenze tra il 1948 ed il 1951. #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uscittadipalermo #uspalermo #rosanero #seriea #serieatim #serieb #seriebkt

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - L'EPICA, LA LEGGENDA, IL FATO - E’ il 06/01/1949, giorno dell’Epifania. Alla 'Favorita' arriva il GRANDE TORINO: la squadra più forte che ne ha calcato il campo. La foto che vedete si trova nel corridoio d’ingresso della tribuna vip del 'Barbera', ovviamente in bianco e nero. Il Palermo affronta i granata con il completino da trasferta, per non confondere i colori: pioggia e fango contribuiranno a rendere epico un match che già dalla vigilia è connotato da un’aura leggendaria. L’attesa qui non è essa stessa il piacere: si andrà ben oltre. Un tappeto di ombrelli contorna un’arena che vede un toro difficile da matare: quello di Valentino Mazzola & company vede sempre rosso. Si gioca su un pantano, ma i granata sembrano danzare sul velluto: al 41’ Gabetto porta in vantaggio gli ospiti ed al 9’ della ripresa Bongiorni raddoppia. Un tema già scontato sembra seguire il suo normale svolgimento. L’alfiere dei granata quando occorreva lanciava il suo segnale: si rimboccava le maniche e per il Toro partiva la carica. Ma quel giorno sono gli undici in maglia bianca e nera di fango a scatenare l’Inferno. In 7 minuti (27’ e 34’ della ripresa) arriva il pari confezionato da Pavesi e Milani ma non basta. E’ una gara da emozioni forti: nel finale De Santis sfiora il clamoroso sorpasso del 3-2. 80 o 90 anni, l’età di chi quella partita l’ha vista e potrebbe raccontarcela: li invidieremo per sempre. Quattro mesi, invece, la distanza temporale che separa quell’incontro dalla tragedia di Superga. Allora non si usava l’aereo per le trasferte di campionato: il Torino lo prenderà per quella maledetta amichevole di Lisbona, scaturita da una promessa fatta dal grande Valentino al capitano lusitano Francisco Ferreira, in difficoltà economiche e desideroso di raccogliere un pinguo incasso. Ci fu una stretta di mano: bastava per quei tempi. Bastò per darsi appuntamento con un tragico destino.

C'È DEL BUONO IN DANIMARCA. Helge Christian Bronée, la classe fuori controllo. Attaccante, esplode nella squadra francese del Nancy . Nel 1950 viene ingaggiato, per 40 milioni di lire, dal Palermo del Principe Raimondo Lanza di Trabia, che lo ha scoperto durante un suo viaggio di piacere assistendo alla partita contro il Grenoble. Volle portarlo a tutti i costi in Sicilia. Ben presto entra in contrasto con l'allenatore dei rosanero Gipo Viani: durante una partita, la sua squadra per difendere il pareggio si chiuse a catenaccio e lui, non gradendo, si spostò in difesa fino a realizzare una clamorosa autorete. Negli spogliatoi fu poi preso a botte dal suo allenatore (episodio tuttavia da verificare, dal momento che le statistiche non menzionano sue autoreti). Ma anche fuori dal campo aveva un carattere indisciplinato, che ben presto gli causa antipatie all'interno della società; anche per questo gioca in rosanero solamente per due stagioni (1950-1951 e 1951-1952) totalizzando 70 presenze e segnando 22 reti. La sua carriera prosegue nella Roma, ma anche qui il suo carattere rissoso gli crea qualche problema: dopo un Roma-Inter fra lui e il suo compagno di squadra Arcadio Venturi, sorge un diverbio culminato con il lancio di una scarpa sulla faccia di un dirigente di riguardo, il dottor Campilli, figlio di un ministro. Bronée viene messo fuori, ponendo così termine alla sua avventura in giallorosso. Nel 1954 approda alla Juventus, dove rimane una sola stagione totalizzando 29 presenze e 11 reti. Nel campionato successivo va a concludere la sua parentesi italiana nel Novara. In Italia ha totalizzato complessivamente 197 presenze e 55 reti in massima serie. Sicuramente uno dei primi veri fuoriclasse ad indossare la maglia rosanero. Se non condizionata dai limiti caratteriali, la sua carriera avrebbe potuto essere ben diversa. Chiude con il B 93, nel suo paese natale. Cruijff sosteneva che i danesi si adattano in fretta e imparano presto le lingue. Ed è così che dalla fredda Danimarca ti ambienti a Palermo: Bronée e Simon Kjær gli danno ragione. Nel calcio, in Danimarca c'è del buono e non del marcio. Article & photo colored by Dario Romano - Football History Administrator. #football #soccer #calcio #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uscittadipalermo #uspalermo #rosanero #helgebronée #bronée #seriea #serieatim #serieb #seriebkt

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - MAMMA LO TURCO. Şükrü Gülesin, all'anagrafe Melaid Gülesin, nazionalità turca. Una leggenda del Palermo. Due stagioni in rosanero: 1950-1951 e 1952-1953. Nel mezzo, una stagione alla Lazio. 50 presenze e 20 reti in totale. Iniziò la carriera come portiere ma ben presto si trasformò in attaccante. Era un giocatore di stazza imponente (191 centimetri per quasi cento chili) ma debole nei contrasti. Comunque veloce, abile rigorista e specialista nei calci piazzati. Batteva i corner 'a rientrare' e possedeva un tiro davvero potente: in Palermo-Padova (3-1) del 12 novembre 1950, il portiere avversario Enzo Romano preferì scansarsi durante l'esecuzione di un suo calcio di rigore, per evitare rischi alla propria incolumità. Avrà pensato: MAMMA, LO TURCO! #football #soccer #calcio #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uscittadipalermo #uspalermo #rosanero #Şükrügülesin #seriea #serieatim #serieb #seriebkt

UNIONE SPORTIVA PALERMO 1951 - 1952 JERSEY. Una delle più belle in assoluto. Nera, con spalline e colletto rosa, compresi i lacci. Indossata da uno dei miei campioni preferiti: il danese Helge Bronée. #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uscittadipalermo #uspalermo #rosanero #seriea #serieatim #serieb #seriebkt

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - Santiago 'Ghito' Vernazza durante una sessione di allenamento alla 'Favorita'. Vestirà il rosanero per quattro stagioni, dal 1957 al 1960. 115 presenze, 50 reti. Una media di quasi una rete ogni due gare. Nella stagione 1958-1959, sotto di una rete contro il Como, realizza una tripletta negli ultimi sei minuti. Contro l'Alessandria, realizza su calcio di punizione da quasi quaranta metri. Tiro potente, aveva una capacità innata di stoppare il pallone al volo con la coscia e tirare prima che toccasse terra. Scuola River: non c'è da sorprendersi. Il giocatore rosanero del secolo, eletto dai tifosi. Source photo: IL PALERMO una storia di cento anni - Vincenzo Corrado Rappa Editore.

IL MONUMENTO. Scolpito nella roccia. TONINO DE BELLIS è il nostro BURGNICH. Un baluardo difensivo d'altri tempi. Quelli che facevano della propria area un territorio di caccia. Segui il talento di turno e gli metti il francobollo che gli resterà incollato per una settimana. Lividi targati DE BELLIS. Spariranno, ma quando lo affronterai di nuovo, IL PALERMO, torneranno. 257 presenze e la presenza costante nelle foto d'epoca, esclusa la parentesi veneziana. Vai a rinunciare ad uno che ci mette la museruola, ai tanti cani che abbaiano. Provate ad immaginarvi nei suoi panni, a SAN SIRO o a TORINO contro gli squadroni di allora: spalti gremiti, tifo assordante e la consapevolezza che ogni errore uguale sconfitta. Sputi, provocazioni sussurrate all'orecchio, colpi proibiti e tanto, tanto mestiere. Mi vedrei come un legionario chiuso a testuggine pronto ad infilare il gladio nei pochi spazi a disposizione: muscoli, elevazione, tempismo ed esperienza le vere armi a disposizione. Una sola telecamera, niente VAR e allora poi tutti amici e nemici come prima. Tutto molto scorretto? Lo sono molto di più le sceneggiate dei RIVALDO e RONALDO, la spintarella e tutti giù per terra. Era questo IL CALCIO di TONINO: quella che ti fa vincere con l'etichetta del catenaccio e contropiede. Altro che tiki-taka o guardiolismo. Indossi una maglia con un numero che non hai scelto e ne fai una seconda pelle. Onori quei colori senza scritte che tra qualche anno vedremo pure lampeggiare. Ma per TONINO IL PALERMO è stato soprattutto PALERMO. Ne ha fatto la sua casa quando poteva bastare anche un arrivederci e grazie. E a brillare restano le gesta e foto come questa. UN MONUMENTO. Scolpito nella roccia. Photo colored & article by Dario Romano - Football History Administrator. #football #soccer #calcio #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uscittadipalermo #uspalermo #rosanero #antoniodebellis #toninodebellis #debellis #seriea #serieatim #serieb #seriebkt

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - Unione Sportiva Palermo 1958 - 1959 Home Edition - 'La Favorita'. SERIE B (2° posto, promosso in Serie A). COPPA ITALIA: Secondo turno. Presidente: Casimiro Vizzini. Allenatore: Čestmír Vycpálek. Maggiori presenze: Sereni, Malavasi (38). Miglior marcatore: Vernazza (19). In piedi da sinistra: Benedetti, Latini, Perli, Malavasi, Pontel, Sereni. Accosciati: Vernazza, Azzali, Piovanelli, De Bellis, Sandri.

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - UNIONE SPORTIVA PALERMO 1959-1960 - SERIE A: 16° posto (retrocesso in SERIE B) - COPPA ITALIA: Ottavi di finale - COPPA DELLE ALPI: Gara unica - COPPA MITROPA: Gara unica - Presidente: Casimiro Vizzini. Allenatore: Čestmír Vycpálek (Eliseo Lodi). Maggiori presenze: Vernazza (34). Miglior marcatore: Vernazza (9). In piedi da sinistra: Grevi, Anzolin, Vernazza, De Bellis, Malavasi, Benedetti. Accosciati: Arce, Sacchella, Greatti, Valadè, Carpanesi.

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - CARLO 'CARLETTO' MATTREL. Uno dei più grandi portieri, se non il più grande in assoluto, della storia ROSANERO. Fu proprio la trattativa che vide approdare alla JUVENTUS un altro grande interprete del ruolo in maglia rosa, ROBERTO ANZOLIN, a farlo sbarcare a PALERMO. Nato a Torino e cresciuto con i bianconeri, vantava tre scudetti e due Coppe Italia al momento del prestito al 'Palermo miracolo'. Non perderà una gara della stagione 1961-1962, con 34 presenze, prima di rientrare alla base. Resterà imbattuto per cingue partite consecutive: record per il Palermo. Rete inviolata contro Udinese, Vicenza, Torino, Bologna e SPAL (due rigori parati contro i ferraresi). A San Siro contro l’Inter para due tiri dagli 11 metri, ma uno non lo trattiene. Era la sua specialità: una stagione 'monstre', visto che ne parerà altri 8 su un totale di 10. Tornerà alla Juve come riserva di Anzolin. Grande a Torino, grandissimo a Palermo dove conquistò un posto per la spedizione azzurra ai mondiali del 1962 in Cile. Giocherà da titolare la 'Battaglia di Santiago', persa 2 - 0 contro i padroni di casa. Ma quella non fu una partita di calcio e fa parte di un’altra storia.

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - METIN OKTAY gioca una sola stagione al Palermo, quella del 'Miracolo' costruito dal segretario Totò Vilardo. Nel 1961-1962 i rosanero chiudono all’ottavo posto. Sono appena 12 le presenze, con 3 marcature. Quando arriva in Sicilia, il turco è già un’istituzione del Galatasaray di Istanbul. Attaccante prolifico, realizza 103 reti in 105 presenze: una media di quasi un goal a gara. Ma nel Palermo di Remondini e Montez è chiuso dai vari Fernando, De Robertis e Maestri. Torna alla squadra del cuore ed è boom: 298 presenze, 285 reti. Un’icona anche della nazionale turca: ad Istanbul Metin è ricoperto d’oro. A 55 anni la tragedia che gli stronca la vita in un incidente stradale, nel 1991. La società giallorossa gli dedica il centro sportivo ma non solo: ogni anno la sua tomba è meta di pellegrinaggio per giocatori e tifosi. Un amore corrisposto, dal momento che proprio la scelta di non ritornare al club che lo lanciò (l'İzmirspor), fu la causa del divorzio dalla moglie: era la squadra della comune città natale degli sposi. Decisivo a ripetizione nei derby contro Fenerbahçe e Beşiktaş, si guadagnò il soprannome "taçsız Kral". RE SENZA CORONA. #football #soccer #calcio #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uscittadipalermo #uspalermo #rosanero #metinoktay #galatasaray #seriea #serieatim #serieb #seriebkt

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - IL PRELUDIO. 1962: sul prato della 'Favorita' posano, accosciati (da sinistra), Luigi De Robertis, Fulvio Mosca, il turco Metin Oktay, il brasiliano Fernando e Santino Maestri. L'annata dei primi derby in SERIE A contro il CATANIA, del 2 - 4 alla JUVE a domicilio e di un meritato ottavo posto finale che segue una promozione appena raggiunta. Per il carioca 10 reti stagionali condite dalla ciliegina contro l'INTER del 'nemico' Herrera. Passeranno più di 40 anni per rivedere IL PALERMO a questi livelli. #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uscittadipalermo #uspalermo #rosanero #seriea #serieatim #serieb #seriebkt

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - POKER D'ASSI? No, due di picche. Le premesse per la stagione 1962-1963 erano ben altre, soprattutto guardando questa foto. Da sinistra il brasiliano Fernando, lo svedese Rune Börjesson, l'altro brasiliano Faustinho e l'altro svedese Lennart Skoglund. Di quest'ultimo ho parlato in uno speciale a lui dedicato ('Nacka' dei quattro probabilmente era l'unico vero fuoriclasse, ma a Palermo fu solo 'fuori' dall'undici titolare). Una stagione da incubo, culminata con la retrocessione sancita dall'ultimo posto in classifica. Ma per il biondo svedese non si trattava del classico canto del cigno: dopo l'esperienza in Sicilia, Skoglund tornò a casa e fu di nuovo leggenda.

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - IL CALCIO. Passione, gioia, sofferenza, trasparenza. Tutto il resto è MONNEZZA. La PASSIONE è anche sacrificio. Tifosi che intraprendono viaggi assurdi per vedere una partita in stadi scomodi, all'addiaccio. Comprano maglie, cimeli e memorabilia anche a prezzi esorbitanti. Le ore davanti ad un monitor per strappare un sorriso, un dolce ricordo. PALERMO, fatti furba. Basta ricerche della verità: sarebbe troppo facile, oggi, citare VASCO. Mettiamoci il CUORE in pace. Solo il TEMPO ci svela i segreti e ci racconterà come andrà a finire. Godetevi LO STADIO, la gioia di un goal: pur prendendo carrettate d'acqua, ammattendo per un parcheggio che non c'è o pagato a caro prezzo. Ormai lo SPORT è come la POLITICA. Puoi comprare un biglietto o andare a votare. POI FANNO COME A LORO PARE. Diceva EINSTEIN che ognuno ha le proprie ragioni, inutile discutere o litigare. Ma quando penso A LUI, non credo proprio di avere torto. Tra la LUCE naturale e quella artificiale c'è una bella differenza. L'ULTIMO GATTOPARDO. RENZO BARBERA: UFFICIALE DELL'ESERCITO DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE, PRESIDENTE DEL PALERMO DAL 04/05/1970 AL 07/03/1980, CONSIGLIERE COMUNALE, PRESIDENTE DEL COMITATO ORGANIZZATORE SICILIANO DI ITALIA '90, PRESIDENTE ONORARIO DEL PALERMO. Tutto alla LUCE DEL SOLE DI PALERMO. Semplicemente: IL PRESIDENTISSIMO.

Photo colored & article by Dario Romano - Football History Administrator - 'Un’ala può arrivare a Julinho, non oltre.' (Fulvio Bernardini) A Palermo fino a Favalli. La foto è relativa ad un PALERMO - MONZA - 1 - 0 del 16/01/1972. Erminio Favalli è affrontato da Paolo Viganò (in rosa dalla stagione successiva). Erminio nasce a Cremona e cresce con i grigiorossi: ha un altro passo per i tempi, corre sulla fascia destra in entrambe le fasi. Un’ala che gioca da terzino e viceversa quando occorre. Viene prelevato dall’Inter ma Jair e Corso valli a scalzare: nel ’64-’65 per la ‘GRANDE INTER’ di Herrera è Triplete. Il satanasso va bene per i satanelli: a Foggia diviene ‘Farfallino’ e si merita la Juve. E’ il suo ambiente ideale, dove il poco che è rimasto grezzo viene plasmato a dovere: un po’ guascone, ma professionalità allo stato puro dopo l’esperienza bianconera. In mischia proprio contro i nerazzurri realizza la rete dello scudetto. Ma con Heriberto Herrera il rapporto scricchiola: era così per tutti. HERRERA II e quel 'movimiento' che faceva girare anche le scatole. A Mantova è promozione in Serie A: sembra un talismano. Quando arriva al Palermo di De Grandi è un vero gioiello e si conferma portafortuna. Stagione 1971-1972: l’ultima promozione in Serie A per i rosanero, prima dell’era Zamparini. Fino al ’78, 213 presenze e 6 reti. Favalli è un tuttofare: chiusa la carriera da Capitano, lo vediamo anche nelle vesti di allenatore per un giorno, e che giorno. Quando lo sciagurato Egidio porta ancora più sciagura al Milan con quella tripletta che asfalta i rossoneri alla ‘Favorita’ in panchina siede proprio Favalli. Giocatore, Capitano, Allenatore, Direttore Sportivo: IL CALCIO vissuto a 360°. A Palermo come a Cremona, dove torna formando con Luzzara il tandem dei gentiluomini che ci fanno preferire ancora una volta lo sport come era una volta. Quando la Farfalla prende il volo le sue alette hanno i colori grigiorossi. Ma si vede anche il ROSANERO.

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - Società Sportiva Calcio Palermo 1973 - 1974 - CIBALI EDITION - SERIE B: 7° posto. COPPA ITALIA: Finale. Presidente: Renzo Barbera. Allenatore: Corrado Viciani. Maggiori presenze: Arcoleo, Vanello (32) Miglior marcatore: La Rosa (15) In piedi da sinistra: La Rosa, Vanello, Arcoleo, Pighin, Ballabio, Pepe. Accosciati: Barlassina, Barbana, Viganò, Zanin, Bellavia. #football #soccer #calcio #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uscittadipalermo #uspalermo #sscpalermo #rosanero #stadiomassimino #stadiocibali #serieb #seriebkt

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - LA DIAGONALE. Stagione 1973 -1974, l'annata della prima finale di COPPA ITALIA disputata dal PALERMO. Da LAZIO e INTER arrivano gli attaccanti per Corrado Viciani: Giacomo La Rosa e Sergio Magistrelli. 50 presenze e 21 reti per il primo in due stagioni, 25 e 9 per l'autore della rete nel sacco di Roma (tornerà tre anni dopo). La maglia in diagonale richiama l'idea della Principessa di Monaco: per il club del Principato, nel 1960 GRACE KELLY si improvvisa stilista e nasce un completo tra i più originali. La rivedremo negli anni '80 ad Udine. Per i collezionisti: il GRONCHI ROSANERO.

SOCIETA' SPORTIVA CALCIO PALERMO 1981 - 1982 JERSEY. SEMPLICE E BELLA. Perché a volte proprio la semplicità fa la differenza. Senza contenuti aggiuntivi. Tutto il resto, è STORIA. #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uscittadipalermo #uspalermo #sscpalermo #rosanero #enneerre #vinicorvo #serieb #seriebkt

IL NOSTRO CANTO LIBERO 'GLORIA A TE, GIANNI DE ROSA', eri TU. A partire da RONALDO IL FENOMENO quanti pacchi abbiamo visto in seguito con l'etichetta stampata: IL PROTOTIPO DEL CENTRAVANTI MODERNO. Copie malfatte. Meglio seguire le istruzioni: vai su YouTube, digita PALERMO 1982 e goditi lo spettacolo. FENOMENALE. I giocatori sono sempre in movimento fluido, accentuato dai calzettoni bianchi e da una chioma capelluta che sembra fabbricata in serie. GIANNI fa da sponda, spalle alla porta la smista indietro o sulle fasce e poi SI GIRA E SCATTA. LOPEZ, DE STEFANIS o MONTESANO la metteranno in area, puoi contarci. Se sarà sporca, ci penserà lui a dargli una lucidata: avvitamenti di testa in tuffo, salti imperiosi, spaccate. L'area aveva il suo padrone e poco importa se gli ospiti si chiamavano SAMBENEDETTESE o PISTOIESE Chi ha le chiavi entra pure dalla porta di servizio: corner, marcature ad uomo alla CLAUDIO GENTILE e lui si defila, come un leone sdegnato da una preda ormai delle iene. GIANNI lo sa dove il pallone arriverà: ecco la BOMBA e poco importa se la vittima di turno si chiama VERONA. Sono gemme incastonate come la CASSANATA BIANCONERA. Noi ai margini mentre stava nascendo il campionato più bello del mondo ma alla FAVORITA era già tutto molto bello. L'attacco degli spazi, le ripartenze, l'abbattere gli avversari chiusi a riccio mentre oggi è più facile agire di rimessa che vuol dire giocare in CONTROPIEDE. A parte la qualità delle immagini non ci vedo nulla di antico, nel CALCIO ANNI '80 che era quello di DE ROSA: LA POTENZA ED IL CONTROLLO. Meno muscoli, più cervello e tanta professionalità, sancita da ritiri precampionato estenuanti dove facevi il pieno di benzina per tutto l'anno. Ad ogni rete la corsa verso la curva o l'abbraccio sovrastante dei compagni: pochi secondi e non lo vedevi più. L'esultanza solitaria NON ESISTEVA: si vinceva e perdeva IN GRUPPO. Sono piccoli particolari che saltano all'occhio, dettagli che fanno la differenza. GIANNI realizza 19 reti e si aggiudica il titolo di CAPOCANNONIERE al primo anno, poi il Pit stop per una banale appendicite: tornerà forte come e più di prima ed è ancora doppia cifra. A NAPOLI sfiora MARADONA, lo manca solo per un soffio: altro che reti per la salvezza... E invece non perde l'appuntamento con un destino atroce: anche per un satanasso dell'area di rigore c'è sempre un Satana in agguato, nella giungla. Smette quasi quarantenne, da allenatore/giocatore: la passione dopo averci appassionato. Si è preso una fetta di CUORE e risiede nel nostro Pantheon, in buona compagnia: quello dei RADICE, DI MASO, VERNAZZA, TROJA, CHIMENTI, TONI. I PROTOTIPI DEI CENTRAVANTI ROSANERO. E poi c'era quella sintesi perfetta tra nome e cognome: nome GIANNI, cognome DE ROSA. CI STAVA A PENNELLO. Framework & article by Dario Romano - Football History Administrator. #football #soccer #calcio #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uscittadipalermo #uspalermo #rosanero #gianniderosa #serieb #seriebkt

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator - OGNI MALEDETTA DOMENICA. Mandata a benedire. Ormai si gioca sempre di venerdì sera. Ma IL PALERMO tira, specie su DAZN. Quindi niente più riti, niente più abitudini. Insegui il palinsesto e sentiti pure un fesso. Fosse solo questo. IL CALCIO era tradizione, un bene immacolato. A sporcarsi erano solo le maglie mentre adesso le vedi luccicare ma l'effetto è asettico. Non ti scalda il cuore, anzi lo raffredda, come se ti avessero tolto qualcosa. Le menti pensanti lo sport come mero business piuttosto hanno aggiunto pure il troppo che stroppia. Ed ecco la maglia incrocio tra macchina di Formula 1 e shirt da ciclista. Il logo del club: ci mancherebbe altro. Fornitore tecnico: ovviamente. Sponsor: ci può stare, fa storia. Toppa Lega: acconsento. Nome e numero: giusto. Dovrebbe bastare, potresti metterci un punto. Ci mettiamo pure una virgola? Ma sì, abbondiamo. E vai con lo sponsorino nel petto lato destro. Mettiamolo pure sopra il sedere. Fosforescenti ancora meglio perché risalta. Che carino il logo UNIBET verde sotto il numero della nostra maglia. Ovviamente le scommesse, rovina delle famiglie e dello sport. Un circolo vizioso che non riguarda solo il microcosmo di un club ma il macrocosmo dell'universo pallonaro. Continuarono a chiamarla CHAMPIONS LEAGUE, dove può vincere pure chi non ha mai vinto un campionato. La chiamano EUROPA LEAGUE: la sorella brutta e pallida di una coppa meravigliosa. Cancellarono la COPPA DELLE COPPE con tutto lo strascico del suo fascino. E la COPPA INTERCONTINENTALE? COPPA DEL MONDO PER CLUB: scenari desolanti, compresa la finale a Tokyo già da un pezzo. C'era una volta: andata in casa e ritorno in Sudamerica o viceversa. Una finale alla Bombonera o al Monumental la devi vedere per forza. Anche a Cristiano Ronaldo tremerebbero le gambe. E' tempo di NATIONS LEAGUE. Gironi a tre e la GERMANIA retrocessa. Che TRISTEZZA. Unica consolazione: sono stato un ragazzo fortunato. DAVIDE che batte GOLIA LA MIA RELIGIONE. Il Mundial '82 e la MAGLIA ROSA griffata nr e VINI CORVO IL MIO MANTRA. L'ITALIA timida che contro tutti stenta con le piccole e annienta Argentina, Brasile i crucchi che grazie agli azzurri non vincono sempre, caro LINEKER. Ed IL PALERMO piccolo piccolo che faceva gridare al miracolo per un punto in trasferta. Alla Favorita in avanscoperta e gli altri in allerta. L'Arena una bolgia: i miei gladiatori con quei calzettoni bianchi che risaltavano eccome, altro che loghi. DE STEFANIS, DE ROSA, GASPERINI. Stanchi, sporchi. FELICI. OGNI MALEDETTA DOMENICA. Article by Dario Romano - Football History Administrator.

BIFFI GOL 11 anni in rosanero, dal 1988 al 1999. Record di presenze che probabilmente non sarà mai superato: 319. 373 con le altre competizioni: inattaccabile. 18 le reti, quasi tutte su calcio di punizione. Era il suo marchio di fabbrica: una sorta di diritto divino acquisito grazie alla celebre cannonata che ci valse una salvezza contro il Monza nel 1994. Ma la maggior parte delle esecuzioni su calcio piazzato spesso finiva in curva: se la pelota di Higuaín è stata avvistata presso Plutone, possiamo dire che gli anelli di Saturno sono composti dalle punizioni di Biffi finite alle stelle. Milanese DOC, cresciuto in rossonero, quando arrivò al Palermo di RUMIGNANI aveva i capelli cortissimi e non credo avrebbe mai immaginato di divenire la bandiera per eccellenza del Palermo. Un baluardo difensivo di muscoli e cervello fino, dotato di una discreta tecnica che spesso lo vedeva uscire palla al piede per impostare l’azione: un libero d’altri tempi. Riconoscibile in campo per la chioma divenuta riccioluta e per la stazza: facile vederlo fare a sportellate con gli attaccanti avversari. A Francavilla nell’89 la prova dell’altrettanta irruenza caratteriale. Prima con Fabrizio Bucciarelli (uno dei difensori più eleganti e concreti visti in maglia rosa) e poi con Ciro Ferrara ha composto una coppia di centrali affidabile che con Gianluca Berti fra i pali ha raggiunto la massima espressione. BIFFI GOL BIFFI GOL è il coro che ci ha accompagnato per anni, anni di Serie C e B e vittorie altisonanti in Coppa Italia: poca roba per chi credeva di non poter mai rivedere il Palermo in Serie A, tanta roba per chi andava a vedere le partite in una 'Favorita' che era una bolgia. E se quel pallone finiva alto poco importava: la tribù rosa aveva comunque celebrato il suo rito. Grazie Capitano: 'FINO ALLA FINE' hai detto dopo quella celebre vittoria con la Pistoiese nel fango e nel pantano. Erano le tue battaglie, il tuo pane: noi la tua arena, tu e IACHINI i nostri gladiatori. Eri, sei, sarai: ROBERTO BIFFI. Photo colored & article by Dario Romano - Football History Administrator. #football #soccer #calcio #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uscittadipalermo #uspalermo #rosanero #robertobiffi #serieb #seriebkt

IL MIO EROE È BRIENZA

Nick Hornby, nel suo celebre 'FEBBRE A 90' (leggetelo, poi mi ringrazierete), ci lascia una testimonianza unica sull’amore che ci lega alla squadra del cuore: 'Io sono parte del club, come il club è una parte di me'. E’ un legame indissolubile, che ci accompagna per tutta la vita. Ti fa gioire, soffrire, esaltare, disperare…e non ti lascia mai. Il vero tifoso lo sa: ha le settimane scandite da vittorie e sconfitte. E’ una fede: comincia là dove la ragione finisce. Ma si possono amare due squadre contemporaneamente? Alcuni lo credono, anzi, vogliono farcelo credere. Sono tantissimi i tifosi palermitani della Juventus, la vecchia signora che ha fatto della Sicilia lo zoccolo duro del suo stivale. Trent’anni di serie inferiori per il popolo rosanero hanno fatto il resto. La storia è fatta di ricorsi, come il calcio: dopo tanti anni torna PALERMO - JUVENTUS, 23a giornata. All’andata fu un pareggio: quello che vorrebbero rivedere i tifosi con il cuore rosabianconero, così saranno tutti felici e contenti. E’ fortissima la Juve: vincerà il campionato in carrozza e sempre in carrozza l’anno dopo andrà in B. Sul biglietto di prima classe ci sarà scritto: 'CALCIOPOLI'. Da sempre, il sale dello sport è Davide che batte Golia: la noia porta sbadiglio e chi scende in un’arena non si cura della musica che vogliamo sentire; è lui che decide come ballarla e Davide quella sera vuole farci ballare tutti. Al 12’ calcia un pallone che ha un destino già scritto: traiettoria ad uscire, si alza e si abbassa, sembra destinato all’incrocio e invece finisce all’angolino. In porta c’è un Dio, ma lo sa anche lui: il fato è ineluttabile. Il boato che segue è assordante; il piccolo Davide corre e porta la mano all’orecchio: sì, lo sente bene, sono tutti CUORI ROSANERO. Teneteveli tutti i vostri Golia, io mi tengo stretto il mio Davide, che il 05/02/2005 ha il volto e il piede sinistro fatato di FRANCO BRIENZA. Article by Dario Romano - Football History Administrator.

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IL ROMÁRIO DEL SALENTO

'Tutto: il grande dei piccoli. Nulla: il grande dei grandi.' (Antonio Porchia) 4,3 milioni al Benfica pagabili in 3 anni. Spiccioli, se in cambio arrivano i record di presenze e reti. 165 e 74 in Serie A, 179 e 81 in totale. Le presenze di Biffi in generale e quelle di Miccoli nella massima serie condite coi goals saranno dei parametri inarrivabili: le pietre miliari rosanero. Il calcio va ormai alla velocità della luce, come le giocate del 'Romário del Salento'. Un soprannome che non mi ha mai convinto: non rende giustizia ad entrambi. Sul 'Maradona di Palermo' che ipse dixit mi inchino. E rendiamo grazie al Dio Pallone ed ai beni che ci porta. Estate 2007: dalle aquile di Lisbona a quella di Palermo. Questa è dalla notte di Anfield che non volerà mai da sola. Non ci volle molto per capirlo: vinci o perdi ti divertirai lo stesso. Con Amauri al fianco puoi perdere in casa con la Roma o stravincere a Livorno, ma lo spettacolo è assicurato: uno-due al millimetro, scambi no-look (li abbiamo fatti viola), profumo d'intesa. Piatto ricco e ci ficchiamo tutti quanti: alla mensa di Fabrizio si sono accomodati tutti. Soltanto il 'Mudo' non ha trovato un posto a tavola, pur provandoci. In sottofondo, una musica solo per le nostre orecchie. Ma è meglio la cineteca: da Oscar. La punizione allo scadere che fulmina Kalac e manda il Diavolo all'Inferno e noi in Paradiso, con Ancelotti impietrito neanche avesse guardato la Medusa dritto negli occhi. Le punizioni di Miccoli sono una punizione per tutti, Lecce compreso: al cuore si comanda. A San Siro regala a Delio Rossi la vittoria alla Scala del calcio: è una lezione che parte dalla linea laterale e si conclude oltre la linea di porta. La statua di Bresciano l'ha scolpita il nostro Piccolo Diavolo: prima ci aveva passato il pennello a giro, con effetto speciale. Il mister non lo ripaga in finale di Coppa: dopo la dichiarazione d'amore per la causa ("vorrei portare un trofeo a Palermo"), lo lascia in panca e saranno le lacrime ad arrivare, per poi seguire le parole ai quattro venti. Lo scricciolo comincia a scricchiolare ma da par suo ci ricorda che pure a mezzo servizio si può incantare una platea: col Chievo il repertorio è al completo. Quando sceglie Palermo Sorrentino si scrolla un incubo di dosso. La Champions, la Coppa, la Salvezza: tre obiettivi mancati per un soffio. Il nostro piccolo Davide ha abbattuto tanti Golia ma è stato più un Pirro che un Alessandro: ha conquistato soltanto i nostri cuori. Poi, niente più maschere per festeggiare, con l'ultima da indossare per coprire un volto ormai rosso di vergogna. Per Diego sotto il Vesuvio finì in polvere di stella. Alle falde del Pellegrino invece con un fiume di parole: con qualcuna di troppo. Una macchia, un'ombra che si allarga come un buco nero: ma sarà dura intrappolare tutta quella luce. Ci ha provato pure il boss della Triade della pedata: gli screzi con Moggi pare abbiano precluso una carriera più luminosa. Allora grazie, Don Luciano. Baciamo le mani: poi ci lustriamo gli scarpini.

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SANGUE E ARENA

Villaggi pur senza chiese dove è impossibile non scorgere almeno un rettangolo da gioco. È il Brasile. Dove il futebol non è che si senta proprio a casa ma ci vive meglio. E in Britannia aspettano e aspetteranno ancora. Che strano deve essere: hanno dato il titolo ad un libro infinito ma la prosa l’hanno scritta gli altri. La poesia, invece, sta oltreoceano e intorno a due fiumi: Rio delle Amazzoni e de la Plata. Il Tamigi, piccato, tra il fumo di Londra fuma di rabbia. Tra quelle piccole arene polverose spicca il talento che porta all’avvento. ‘Non aveva le scarpe, faceva chilometri in bicicletta, la mamma lavorava di notte per pochi spiccioli, ha cinque/sette fratelli che non hanno la sua testa, la sua determinazione.’ Oltre al dono del talento, ovviamente. Queste storielle quante volte le abbiamo sentite. Delineano un quando ben chiaro e soprattutto veritiero. Non oso immaginare come finisce la storia per i tanti bidoni che varcano l’oceano tornando con le pive nel sacco. Ma c’è chi sfonda davvero: è il fuoriclasse o appena giù di lì. E ti accorgi che si comporta come un gladiatore che si è guadagnato la libertà. Il nostro SPARTACO mette a ferro e fuoco lo stivale. Con i piedi, con la testa. Tanta, troppa roba. Ci ha fatto venire le vertigini mentre chi si faceva sotto se la faceva anche addosso. Poi, lo hanno inglobato. Gli hanno dato pure la cittadinanza. Ma la sua ultima, vera battaglia, AMAURI Carvalho de Oliveira l’aveva già disputata. Era con la nostra legione: aquila sospinta dal vento. Noi al settimo cielo, il belpaese col malcontento. Nella città del palio, è finito a terra come un cavallo azzoppato, tra la sabbia. Mi ribolle il sangue, a riveder le sue gesta. Il boato dell’arena é ciò che mi resta. Lo chiamavano come il pulcino, CALIMERO. Piuttosto, un LEONE. ROSANERO, of course.

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EL FLACO

'Seco venga a' lidi tuoi Fè d'opre alte e leggiadre, O isola del sole, o tu d'eroi Sicilia antica madre'.

Per parlare di Javier Pastore bisognerebbe proseguire con gli stessi toni del Carducci. Del resto, il calcio è poesia. Nel caso del Flaco è leggiadria. Per questo il soprannome più adatto sarebbe stato il "cigno": candido, pulito, immacolato. E rendiamo grazie a tanta grazia. Il più forte di sempre? No, quello è il brutto anatroccolo, che dopo aver pennellato di rosa l'Italia intera è tornato Calimero, il pulcino nero. Il più bello da vedere, sì. Inizia con risvolti da favola: il Principe non ha le scarpe. Sacrilegio: con quei piedi... 6.5 milioni all'Huracàn e scoppia l'uragano nei nostri cuori. Coach Z lo relega in fascia: cade non appena viene toccato. Troppo leggero? Sì, ma con Delio Rossi ci mette poco a farci vedere con che leggerezza si libera degli avversari: sembra fare lo slalom in punta di piedi. Non sulla neve, ma sull'erba. L'eleganza nella progressione, la postura eccelsa nell'esecuzione, la pulizia di un calcio sopraffino. Che la bellezza non è perfezione ce lo ricorda la beneodiata: un rigore ed un controllo nelle due partite chiave contro i menagrami meneghini. Il 23/09/2010 a Torino la partita perfetta e nel derby il Pastore si prende per sempre il suo gregge: la prima tripletta della storia contro i rivali ancestrali è la nostra Piramide di Giza. Rimarrà per sempre. 43 milioni spartiti qua e là di cui 22,8 al Palermo e vedi il cigno volare via. La città della Torre Nera, dove non c'è posto per i Re, che lì ci perdevano pure la testa. Principi sauditi che raccolgono Principi del talento come fossero figurine. Senza vincere niente di che. E noi abbiamo soprattutto perso lui: il nostro fuoriclasse, il nostro campione. Javier "El Flaco" Pastore.

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