FOOTBALL HISTORY SOCIETY

L'EPICA, LA LEGGENDA, IL FATO. E’ il 06/01/1949, giorno dell’Epifania. Alla 'Favorita' arriva il GRANDE TORINO: la squadra più forte che ne ha calcato il campo. La foto che vedete si trova nel corridoio d’ingresso della tribuna vip del 'Barbera', ovviamente in bianco e nero. Il Palermo affronta i granata con il completino da trasferta, per non confondere i colori: pioggia e fango contribuiranno a rendere epico un match che già dalla vigilia è connotato da un’aura leggendaria. L’attesa qui non è essa stessa il piacere: si andrà ben oltre. Un tappeto di ombrelli contorna un’arena che vede un toro difficile da matare: quello di Valentino Mazzola & company vede sempre rosso. Si gioca su un pantano, ma i granata sembrano danzare sul velluto: al 41’ Gabetto porta in vantaggio gli ospiti ed al 9’ della ripresa Bongiorni raddoppia. Un tema già scontato sembra seguire il suo normale svolgimento. L’alfiere dei granata quando occorreva lanciava il suo segnale: si rimboccava le maniche e per il Toro partiva la carica. Ma quel giorno sono gli undici in maglia bianca e nera di fango a scatenare l’Inferno. In 7 minuti (27’ e 34’ della ripresa) arriva il pari confezionato da Pavesi e Milani ma non basta. E’ una gara da emozioni forti: nel finale De Santis sfiora il clamoroso sorpasso del 3-2. 80 o 90 anni, l’età di chi quella partita l’ha vista e potrebbe raccontarcela: li invidieremo per sempre. Quattro mesi, invece, la distanza temporale che separa quell’incontro dalla tragedia di Superga. Allora non si usava l’aereo per le trasferte di campionato: il Torino lo prenderà per quella maledetta amichevole di Lisbona, scaturita da una promessa fatta dal grande Valentino al capitano lusitano Francisco Ferreira, in difficoltà economiche e desideroso di raccogliere un pinguo incasso. Ci fu una stretta di mano: bastava per quei tempi. Bastò per darsi appuntamento con un tragico destino. Per commemorare Superga, domani pubblicherò una nuova colorazione che riguarderà VALENTINO MAZZOLA. Ma il 04/05 del 1949 è una data che riguarda il GRANDE TORINO, non solo il GRANDE VALENTINO. Dei granata è già presente una foto ritoccata e colorata, sia nella pagina che nel sito. Prossimamente ne arriverà un'altra. Intanto, per oggi un antipasto. Il racconto di un GRANDE MATCH, a tinte ROSANERO. Photo colored & article by Dario Romano - Football History Administrator. #torino #actorino #torinofc #grandetorino #granata #valentinomazzola #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uspalermo #rosanero #seriea #serieb

A GONFIE VELE. Ti puoi chiamare RINUS MICHELS e cambiare il calcio, per sempre. Con IL PROFETA DEL GOAL Johan Cruijff a braccetto ancora più facile. Ma puoi essere anche semplicemente GIOVANNI GALEONE e compiere lo stesso una rivoluzione. Nel calcio è sempre stato così: i grandi cambiamenti partono dal basso. Come l'AJAX prima dell'avvento del CALCIO TOTALE: la conoscevano soltanto in Tulipania. Da grandi sconfitte nascono grandi necessità: ed ecco che per ridurre il GAP con le squadre più forti ci si inventa qualcosa. Nel 1932 il football è ancora in fase adolescenziale ma compie il primo passo verso la maturità: l'esame si fa alla scuola di MR. RAPPAN ed è VERROU. In ITALIA si traduce CATENACCIO. Lo adotteremo coccolandolo e tenendolo stretto con tutti i trionfi che ci regala. L'idea è semplice: togliere un uomo dal centrocampo dirottandolo in difesa senza compiti di marcatura. Nasce IL LIBERO e così anche i più piccoli imparano a volare. Con GIPO VIANI scopriamo il VIANEMA che nasce a SALERNO e si evolve a PALERMO. Poi i colpi di cesello ed il meccanismo raggiunge la perfezione: gli scultori si chiamano HERRERA e ROCCO. Il lucchetto racchiuderà una truppa di campioni: basta averne la chiave e lasciarli a briglia sciolta. E SI VA A COMANDARE. Ma quando dei fuoriclasse non si vede neanche l'ombra e decidi di giocartela alla pari lo stesso? Nel bel mezzo del cammin dei campionati più belli della nostra vita, a PESCARA il calcio ci calamita. Tutte le grandi schierano campioni e qualche bidone: in Adriatco si spiegano le vele e parte IL GALEONE. Con una squadra costruita per la C e ripescata in B arriva una promozione che desta sensazione. L'obiettivo è darle prima ancora di prenderle e spesso alla cassa chi paga il conto ha il budget decisamente più alto. Non è ZEMANLANDIA e non è nata neanche una stella. Gli abruzzesi non saranno il CHIEVO dei miracoli. Faranno su e giù e lo stesso Mister si alzerà e risiederà sulla panchina biancoazzurra a più riprese. A vedere la luce, una nuova filosofia. Che a PESCARA ha attecchito fino in fondo: il gioco prima del risultato. Il lancio dei giovani all'insegna del divertimento. Discepoli e allievi che si chiamano GASPERINI, GIAMPAOLO, ALLEGRI. Seduti, composti. In cattedra, un PROFETA ERETICO ma soprattutto UN MAESTRO: GIOVANNI GALEONE. Article by Dario Romano - Football History Administrator. #pescara #pescaracalcio #delfinopescara #delfinopescra1936 #giovannigaleone #serieb #seriea

SERGIO MAGISTRELLI. Tre le stagioni al Palermo per questo attaccante tradito spesso dalla pressione bassa, che ne limitava il rendimento. Tuttavia in maglia rosa fece benissimo (sua la splendida rete nella finale di Coppa Italia del 1974, quella 'scippata' dal Bologna). Rosanero in due riprese: arriva dall'Inter nel 1973 (25 presenze e 9 reti). Dopo una parentesi alla Sampdoria resta per altre due stagioni (dal 1976 al 1978), per totalizzare altre 62 presenze e 14 reti. Poi diverrà bandiera del Lecce. Splendida la foto scattata alla 'Favorita', stracolma. Guardate gli spalti, impossibile trovare posti liberi. Il completino è nero per calzettoni e calzoncini, mentre la maglia rosa presenta polsini e banda nera fino al collo. Il colletto è a 'V'. Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator. #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uspalermo #sscpalermo #rosanero #serieb #sergiomagistrelli

DIMMI CHI ERA GIGI MARULLA. Un lupo affamato senza affanno. Perché il fiuto per il goal è una dote innata e dell'area è stato un tiranno. GIGI sapeva come metterla nel sacco ed era scacco. Una partita contro i Silani era come partire sotto di una rete. Questione di minuti: prima o poi la butta dentro. E poco importa se dando un'occhiata al suo score ti accorgi che non era proprio così: sentendo spesso il nome di un giocatore associato alle reti di una squadra nella tua mente segna sempre. Resta un dato di fatto: un match contro IL COSENZA era una sfida contro MARULLA. Inizia ad ACIREALE e poi diventa profeta, quasi in patria. Solo un assaggio: dispensa il terrore nelle difese avversarie con AVELLINO e GENOA: nuove latitudini, vecchie abitudini. La dimensione resta la categoria cadetta: resterà la sua vetta. Meglio ancora al ritorno in CALABRIA: un bomber per otto stagioni. Prima si è fatto idolo e poi diviene un TOTEM. GIGI MARULLA come GIANNI DE ROSA: gli immortali. Cannonieri che tornano sempre a bussare nel cuore. Nella vita di tutti i giorni, mortali come tutti noi. In campo, due veri e propri NUMERI 9. Un incidente, una congestione, bastano per portarceli via. Abituati a calcolare traiettorie, a smarcarsi per trovare lo spazio giusto, a fidarsi del proprio istinto. Ecco chi era MARULLA. Un ANIMALE DA GOAL. Article by Dario Romano - Football History Administrator. #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #cosenza #cosenzacalcio #bruzi #lupidellasila #silani #serieb #seriebkt

LA PADRONA DI RAGGIO DI LUNA. Stagione 1952-1953. L'argentino Enrique Andrés Martegani con l'allenatore Luigi Bonizzoni. Al Palermo per tre stagioni (fino al '55), Martegani realizzerà 21 reti in 93 presenze. Centrocampista offensivo, all'occorrenza punta di ruolo, Martegani era soprattutto un fuoriclasse. Ma era anche 'Raggio di Luna'? Chi palleggiava nei salotti della dimora del Principe? Era il sudamericano o il danese Bronée? Raimonzo Lanza di Trabia ci ha lasciato una serie infinita di aneddoti, ma anche un'eredità alla moglie, Olga Villi. Era proprio il cartellino di Martegani. Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator. #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uspalermo #rosanero #seriea #serieb

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator. ALBERTO PICCININI. Stagione 1948-1949. Prelevato dalla Salernitana, disputa una sola annata in rosanero (36 presenze, 0 reti), prima delle esperienze con Juve e Milan. Tornerà nel 1954 (13 presenze, una rete a referto). Brevissima la sua avventura in panchina ma anche la sua esistenza: un male incurabile lo porta via ad appena 49 anni. Uno dei primi interpreti del ruolo di 'libero'. Da centravanti viene arretrato in difesa: è il 'Vianema' che nasce a Salerno e si evolve a Palermo. Alberto era il padre del telecronista Mediaset Sandro, celebre per la 'sciabolata'. Indossa la maglia più bella: nera, con colletto e maniche rosa, polsini neri. #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uspalermo #rosanero #albertopiccinini #seriea #serieb

'Una generazione che ignora la storia non ha passato…né futuro.' (Robert Anson Henlein). La foto è del 1909 e riguarda la finale della Lipton Challenge Cup, la prima in assoluto. E’ il 12/04 e si gioca al campo Notarbartolo del capoluogo siciliano. Ad opporsi al Palermo FBC è il Naples FBC (maglia a righe), che si aggiudicherà il trofeo (2-4 il risultato finale). I rosanero si rifaranno l’anno dopo e nei successivi, prevalendo sugli stessi partenopei e sul Messina. Osservando lo scatto salta agli occhi un particolare: si vede un signore che sta riprendendo il match in posizione elevata. Si chiamava Raffaello Lucarelli, professione 'cinematografaro'. Il giorno dopo, nella sala 'Lumiére Edison' di Piazza Verdi n. 58, hanno visto la gara intera. Io non c’ero, ma si stava facendo la STORIA. La facevano per NOI. Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator. #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uspalermo #rosanero #napoli #naplesfbc #sscnapoli #partenopei #liptoncup #liptonchallengecup #coppalipton

IL MIRAGGIO DI BERNA. Berna, 04/07/1954. Valentino Mazzola si rimbocca le maniche: è il segnale. ‘Il colonnello’ Puskás ha portato in vantaggio i magiari e bisogna scatenare l’inferno. É passata alla storia come IL MIRACOLO DI BERNA, quella finale mondiale. Ma in campo non c’era l’ITALIA, bensì la GERMANIA OVEST che si aggiudica il suo primo alloro contro la squadra d’oro. ARANYCSAPAT fa venire i brividi, agli amanti del calcio. Un’eterna incompiuta. Non era male, la nazionale teutonica guidata da Fritz Walter ed Helmut Rahn, doping a parte. Molto meglio quella che vent’anni dopo torna a vincere contro l’altra grande favorita di turno: l’ARANCIA MECCANICA di Johan Cruijff e del calcio totale. Pensateci: non scherzava Lineker quando diceva che ‘22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti e alla fine la Germania vince’. Aggiungerei SENZA GLI AZZURRI CONTRO. Siamo il loro incubo. E passiamo alla tragedia. VIRGINIO ROSETTA è considerato il primo calciatore professionista del paese. Ha trionfato con i leoni bianchi di Vercelli ma è con Juve e Nazionale che ha inciso il suo nome tra le pietre miliari del nostro calcio. Il quinquennio bianconero e il primo titolo mondiale lo vedono in campo in mezzo agli altri due membri della filastrocca che inizia con COMBI e finisce con CALIGARIS. Poi perde il derby col TORO dopo aver appeso le scarpe al chiodo. Un gioco di sguardi preludio di una trattativa lampo. Il match che vede il VENEZIA strapazzare i granata scucendogli uno scudetto dal petto prosegue prima in tribuna e poi negli spogliatoi. Lo vince Ferriccio Novo e così quei satanassi che imperversano in maglia verde non faranno grande la Juve: sarà GRANDE TORINO. Il campionato se lo aggiudica la ROMA, per la prima volta. il VENEZIA è terzo. Ma a spiccare sono i veri primi della classe. EZIO LOIK era un campione. VALENTINO MAZZOLA molto di più. Poi, toccherà al diavolo metterci lo zampino. Siamo entrati in guerra con due titoli mondiali e potevamo uscirne con altrettanti. Sarebbero serviti eccome, all’ITALIA tutta, devastata e vituperata. Ma il MARACANAZO sarà celeste e non azzurro. Ci voleva un VERO MIRACOLO, a SUPERGA. Arriva sotto mentite spoglie a BERNA. GRANDE ITALIA contro GRANDE UNGHERIA? Solo un MIRAGGIO. Article by Dario Romano - Football History Administrator. #football #soccer #calcio #venezia #veneziafc #torino #grandetorino #actorino #torinofc #valentinomazzola #mazzola #ezioloik #seriea #coppaitalia

DALLA DANIMARCA CON FURORE. La classe fuori controllo. Attaccante, Bronée esplode nella squadra francese del Nancy . Nel 1950 viene ingaggiato, per 40 milioni di lire, dal Palermo del Principe Raimondo Lanza di Trabia, che lo ha scoperto durante un suo viaggio di piacere assistendo alla partita contro il Grenoble. Volle portarlo a tutti i costi in Sicilia. Era lui a palleggiare nei salotti della dimora principesca? Era lui 'RAGGIO DI LUNA'? No, piuttosto un fulmine a ciel sereno. Ben presto entra in contrasto con l'allenatore dei rosanero Gipo Viani: durante una partita, la sua squadra per difendere il pareggio si chiuse a catenaccio e lui, non gradendo, si spostò in difesa fino a realizzare una clamorosa autorete. Negli spogliatoi fu poi preso a botte dal suo allenatore (episodio tuttavia da verificare, dal momento che le statistiche non menzionano sue autoreti). Ma anche fuori dal campo aveva un carattere indisciplinato, che ben presto gli causa antipatie all'interno della società; anche per questo gioca in rosanero solamente per due stagioni (1950-1951 e 1951-1952) totalizzando 70 presenze e segnando 22 reti. La sua carriera prosegue nella Roma, ma anche qui il suo carattere rissoso gli crea qualche problema: dopo un Roma-Inter fra lui e il suo compagno di squadra Arcadio Venturi, sorge un diverbio culminato con il lancio di una scarpa sulla faccia di un dirigente di riguardo, il dottor Campilli, figlio di un ministro. Bronée viene messo fuori, ponendo così termine alla sua avventura in giallorosso. Nel 1954 approda alla Juventus, dove rimane una sola stagione totalizzando 29 presenze e 11 reti. Nel campionato successivo va a concludere la sua parentesi italiana nel Novara. In Italia ha totalizzato complessivamente 197 presenze e 55 reti in massima serie. Sicuramente uno dei primi veri fuoriclasse ad indossare la maglia rosanero. Se non condizionata dai limiti caratteriali, la sua carriera avrebbe potuto essere ben diversa. Chiude con il B 93, nel suo paese natale. Cruijff sosteneva che i danesi si adattano in fretta e imparano presto le lingue. Ed è così che dalla fredda Danimarca ti ambienti a Palermo: Bronée e Simon Kjær gli danno ragione. Nel calcio, in Danimarca, c'è del buono e non del marcio? L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare. Helge Bronée fuori dal campo non era uno stinco di santo, ma nel rettangolo verde… Priorità al gesto tecnico, classe sopraffina, la bellezza a scapito della potenza. Ma, come un Dio dell’Olimpo, tanta grazia ma anche tanta ira. E dopo aver infuocato i cuori degli astanti, si incendiava tutto il resto, compresa una carriera che non è stata come avrebbe potuto essere. Anche gli Dei sanguinano. Helge Christian Bronée. US PALERMO (1950 - 1952) 70 / 22. Photo colored & article by Dario Romano - Football History Administrator. #football #soccer #calcio #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uspalermo #helgebronée #bronée #seriea #serieatim #serieb #seriebkt

ROSSO COME IL CIELO. Il Perugia: la prima squadra a chiudere un campionato di massima seria imbattuta, chiudendo seconda nel 1978-1979. Il club che gioca in uno stadio che porta il nome di chi in maglia rossa ci ha lasciato proprio la pelle. 'Scusa Ameri, qui a Perugia si è accasciato Renato Curi'. Una storia tinta di rosso, che è il colore dell’amore e della passione. Ti fa ballare forte il cuore, proprio contro la Signora bianconera. Con una rete le scuce lo scudetto per regalarlo ai granata. Poi il diavolo ci mette lo zampino: a Perugia ancora la JUVE nel giorno dell'appuntamento col nefasto destino. RENATO CURI vola in cielo col la maglia rossa addosso. Lei, più nera che bianca, sotto quello stesso cielo un giorno ci annegherà: un diluvio memorabile. Dario Romano - Football History Administrator. #football #soccer #calcio #perugia #acperugiacalcio #acperugia #perugiacalcio #grifoni #renatocuri

Photo colored by Dario Romano - Football History Administrator. DANTE DI MASO. In rosanero nel 1947-1948 (sei presenze, una rete). Dopo l'esperienza di un anno all'Arsenale Messina torna al Palermo e...ne fa la storia. Tra il '49 e il '55 ben 41 reti (158 le presenze). Con 40 realizzazioni in massima serie è stato per 55 anni al primo posto tra i goleador di tutti i tempi del Palermo in tale categoria, superato da Fabrizio Miccoli nella stagione 2009-2010. La maglia: una delle più belle di sempre. I laccetti al collo la rendono unica: è l'effetto 'british style'. #palermo #palermocalcio #uscittàdipalermo #uspalermo #rosanero #seriea #serieb

LA LEONESSA. 'Se famo er 3-3 vengo sotto la curva!' Quando penso alle rondinelle vedo la corsa di Mazzone sotto la curva del Rigamonti, settore ospiti (30/09/2001). Chiuso il primo tempo sul 3-1 in vantaggio, i tifosi dell’Atalanta prendono di mira il mister romano che più capitolino non si può. Cori contro la sua famiglia, la sua città: troppo per ‘un core de Roma’. Dice di avere un gemello impulsivo: macchè, il Carletto che sfida gli orobici come Cesare ad Alesia è quello autentico. 'Buttame fuori, me lo merito' all'arbitro Collina e si chiude il sipario. Quel giorno la scena non è stata tutta sua, ma anche e soprattutto del DIVIN CODINO. Con gli dèi tutto è possibile ed è tripletta al 92’ su punizione: il calcio è un romanzo. Le pagine indelebili le scrivono quelli come lui: ne ha scritte di tutti e per tutti i colori, dove spicca l’azzurro. Ma la LEONESSA D' ITALIA annovera altri piedi fatati tra le sue fila: penso ad Evaristo Beccalossi, prodotto di casa con cui 'si giocava in 10 o in 12', a Corini non ancora ‘Genio’, al ‘Pep’ Guardiola per qualche scampolo di partita, Gheorghe Hagi, il Maradona dei Carpazi ‘futbolista de raza’ e Andrea Pirlo, che proprio con Baggio al fianco ha giocato una decina di match. Luca Toni a Brescia ha iniziato la sua parabola ascendente decidendo cosa fare da grande ed ecco il lungagnone nazionale. Ma il calcio a Brescia è soprattutto quella maglia azzurra con la V bianca: trasmette forza e terrore. Come uno scudo spartano. Come una LEONESSA. Article by Dario Romano - Football History Administrator. #football #soccer #calcio #bresciacalcio #rondinelle #carlettomazzone #robertobaggio #lucatoni #seriea #serieatim #serieb #seriebkt

ZEMANLANDIA. Milanello, fine anni ’80. Arrigo Sacchi si gode il suo appuntamento fisso, ad ogni allenamento del Milan. Una partitella che dura 15 minuti, non di più perché la stanchezza non darebbe senso all’esperimento. Schiera da una parte la difesa titolare: Galli in porta, Baresi e Costacurta centrali, Tassotti e Maldini terzini. Dall’altra: tutti i restanti rossoneri titolari più le quattro riserve della difesa escluso il portiere (e ci mancherebbe altro). Vuole dimostrare a van Basten e soci che una difesa perfettamente organizzata è capace di tenere testa ad una squadra farcita di campioni. E così sarà, sempre: non hanno mai fatto goal. La zona non l’ha inventata l’Arrigo, ma il suo avvento ha dato una ventata d’aria fresca a tutto il calcio, non solo il nostrano. Mentre fino a ieri si cercava di imitare il tiki-taka, allora divennero tutti zonisti. Un sistema di gioco che non deve trarre in inganno: quel Milan era uno spettacolo, ma non dimentichiamo quali erano i campioni che ne facevano parte. La vera novità riguarda il sistema difensivo: la zona schierata con il 4-4-2 copre tutto il campo e se i difensori si muovono all’unisono è facile cadere nella trappola del fuorigioco. Poi, se sbagli, hai pure Franco Baresi che alza la mano e subito dopo fa lo stesso il guardalinee. Foggia, stagione 1991-1992. Sempre rossoneri sono, ma anziché diavolacci, satanelli. E col tridente di fuoco: Rambaudi, Baiano, Signori. Al timone, il Lucifero degli allenatori: il boemo Zdeněk Zeman. Ha già allenato in Sicilia un po’ dappertutto, ma in rosanero soltanto le giovanili. Suo zio 'Cesto' Vycpálek gli ha trasmesso l’amore per lo sport: sicuramente non quello per la Juve. A Foggia lo conoscono già, ma non sanno che spesso Satana fa di tutto per far dubitare della sua stessa esistenza: adesso si palesa per quello che è. Il 4-4-2 non gli serve: è 4-3-3 alla kamikaze. La zona 'integralista', dove tutti possono arrivare al goal, corrono a perdifiato e fanno del pressing e del fuorigioco un’ossessione. Tagli offensivi e continua sovrapposizione degli avanti: un difensore affronta più volte avversari diversi senza riuscire a prendere le contromisure. Il credo vuole che si realizzi una rete in più dell’avversario, o almeno così dovrebbe essere. Capita, ma accade spesso anche il contrario. E così, quando hai la partita praticamente in ghiaccio, continui ad attaccare fino a farti sorprendere pure in contropiede. Che partite, che numeri. 4-1 il derby col Bari, 3-1 a domicilio, 3-3 contro Napoli e Fiorentina, 4-4 con l’Atalanta, 5-0 al Verona. Mancini, Padalino, Matrecano, il romeno Petrescu, il russo Šalimov ed i palermitani Tommaso Napoli e Nuccio Barone. Lanciati alla ribalta, tridente in testa. Prevale una sensazione oltre il sensazionale: quando Zeman imparerà a curare la fase difensiva saranno dolori per tutti. Macchè: Roma, Lazio, Napoli. E’ sempre lo stesso spartito, fino a tempi recenti: sempre col tridente a pungere ed a farsi beffe del primo non prenderle. Soltanto un 9° posto per quel Foggia, che il 24/05/1992 gioca allo 'Zaccheria' l’ultima di campionato, proprio contro il Milan. Risultato finale? Foggia 2 - Milan 8. E sì, il profeta di Fusignano aveva proprio ragione. Lo chiamarono FOGGIA DEI MIRACOLI. Invece era solo ZEMANLANDIA. Article by Dario Romano - Football History Administrator. #football #soccer #calcio #foggia #foggiacalcio #satanelli #dauni #zdeněkzeman #zeman #zemanlandia #seriea #serieatim

BALLALA ANCORA, JUARY. Il goal, la corsa verso la bandierina del corner e tre giri intorno. La ‘danza della bandierina’ di Juary è lo spot dell’epoca d’oro per quello che diventerà il campionato più bello del mondo. La riapertura delle frontiere del 1980 è una manna per tutti: anche i bidoni alla Luís Sílvio garantiscono il pienone. L’esotico tira, anche a costo di vedere un Blissett: ti rifai con Maradona. Poi, ci penserà un giocatore qualunque a rovinare la festa: la legge Bosman ha aperto il vaso di Pandora. Il Milan dei tulipani, l’Inter dei crucchi: italiani e tre campioni connazionali. Ed ecco l’identità e l’amalgama (una chimera per Angelo Massimino). Ma ad aprire le danze è stato proprio lui, Juary Jorge dos Santos Filho, traghettando la popolarità del calcio oltre la passione. In Irpinia il boss era Antonio Sibilia: l’aspetto è quello, l’atteggiamento pure. Capelli lunghi e ti prendeva a schiaffi, poi col peruviano Barbadillo getta la spugna: una chioma così non l’aveva mai vista. Ma ha fatto vedere al funambolo carioca un boss vero: a consegnare la medaglia d’oro con dedica ‘a Raffaele Cutolo dall’Avellino Calcio’ è proprio l’inconsapevole brasiliano. Che non era un fuoriclasse, ma la porta la vedeva. Un po’ meno in Lombardia, dove non si ambienta: non c’è il clima per stare allegri. Poi al Porto l’acuto finale: il Bayern perde la Coppa dei Campioni ’87 col ‘tacco di Allah’ Madjer e la rete di Juary in due minuti. Il trenino di Bari, le mitragliate di Batistuta, la maglia in testa di Ravanelli, fino a mani e dita di oggi, dappertutto. Niente di paragonabile con una mamma alla finestra che vede suo figlio correre in un angolino a ritagliarsi il suo spazio di gloria. Tre giri e poi la vedi: allora sì che porti le dita in bocca. E le mandi un bacio. Mamma, a kiss for you, with Love. Article by Dario Romano - Football History Administrator. #avellino #avellinocalcio #juary #seriea #serieatim

MI RITORNA IN MENTE. Sapreste riconoscere i proprietari o presidenti delle cosiddette ‘provinciali’? Anche i nomi non ci direbbero nulla e non ci sarebbe nulla di strano: non facciamo il tifo per loro. Ma per chi appartiene alla mia generazione una volta non era così. La mappa mentale del calcio era costituita da volti familiari, colori ben precisi e folclore annesso, che non guastava: era il nostro circo. E così il Pisa era soprattutto Romeo Anconetani: spargimenti di sale in campo e teste volanti di allenatori e staff che Zamparini levati proprio (beh, non proprio). L’Avellino era Antonio Sibilia: una sorta di ‘Padrino’ d’aspetto e di fatto; capelli lunghi, orecchini, tatuaggi e ti menava di brutto. A Catania Angelo Massimino e gli aneddoti che si sprecano: il più celebre sull’amalgama che mancava e “allora compriamolo”. Poi i vari Manuzzi e Lugaresi a Cesena, Luzzara a Cremona ma soprattutto lui: Costantino Rozzi. Il ‘Presidentissimo’ era l’Ascoli a tutto tondo. Basta cercare le sue foto su Google e potrete immaginarne la parabola in bianconero: i celebri calzini rossi, le esultanze in panchina, il battere i tamburi in curva. Non è un corollario: c’è tanta sostanza. Con Carletto Mazzone in panchina nel ’73-’74 arriva la Serie A: per quasi un ventennio una presenza quasi costante. A narrarne le gesta soprattutto lui: Tonino Carino da Ascoli. Ti faceva sembrare ancora più piccola la provinciale tra le più piccole, in quello che era il vero circo mediatico del pallone: 90° minuto. Al torto arbitrale di turno sembrava un bambino che si lamentava per la sparizione della merenda: la sudditanza psicologica colpiva e aveva la mano pesante. Napoli, Genoa e Samp, Juve: altri volti da associare ai club. Perfino noi ne abbiamo avuto uno: da Palermo per Paolo Valenti c’era Luigi Tripisciano. Ricordo che il suo tono rassicurante mi rendeva meno amara la pillola da mandare giù in caso di risultati avversi. E mentre noi stavamo incollati alla TV questi padri padroni della pedata davano il meglio ed il peggio di sé tra dichiarazioni ad effetto ed effetti collaterali: a Pisa Anconetani nel visitare lo spogliatoio del Milan ebbe un incontro ravvicinato con Rijkaard sotto la doccia e si rese conto che l’olandese era dotato in tutti i sensi. Capitò anche a Manuzzi: nel caricare la squadra prima del match non si rese conto che dietro aveva quel marcantònio di Sebastiano Rossi, nudo. Si gira, lo guarda nelle parti basse e dice: “che bel uzèl!” Ma dietro questi riflettori puntati addosso alla domenica c’era tanto lavoro: Rozzi era un costruttore edile e lui lo stadio l’ha realizzato per davvero. Il Del Duca nella sua città e non solo: Avellino, Lecce, Benevento. E si poteva alimentare la passione con la materia prima: i giocatori. Provinciali sì, ma basta sfogliare l’almanacco per vedere che non erano proprio squadrette: Dirceu, Casagrande, Bierhoff, Troglio, Brady, Giordano e valli ad espugnare. E mi viene un po’ di malinconia: per la mancanza dei veri personaggi del pallone e per aver perso soltanto per qualche anno il più GRANDE di tutti. IL MIO PRESIDENTISSIMO, RENZO BARBERA. Ero troppo piccolo per potermelo godere. Article by Dario Romano - Football History Administrator. #calcio #seriea #90minuto #paolovalenti #toninocarino